Made in Italy

Emotional Paper jewels, “gioielli” fatti con la carta

Non è importante il materiale quanto l’unicità del gioiello, anche se fatto in materiale povero. Esserci nel momento giusto, al posto giusto, con le persone giuste. Incontri casuali che si rivelano determinanti, costruzione di relazioni. Sono nate così le creazioni di Angela Simone, la designer di Emotional Paper jewels, “gioielli” fatti con la carta, un elemento primario che da sempre la lega alla sua vita e alla sua ispirazione.

Come nasce l’idea del gioiello di carta?
Lavoravo in Condé Nast per la rivista Glamour e una collega mi propose un articolo sui miei “gioielli” di carta, su un magazine che parlava di novità. Quell’occasione fu il mio punto di partenza. All’epoca avevo creato una collana di cartoncino srotolato, diventata poi iconica. Io mi sarei occupata dell’impaginazione dell’articolo e dovendo scegliere un titolo, pensai alla carta come materiale povero e semplice che, se impreziosito con particolari applicazioni poteva diventare un “gioiello”. Avevo trovato il titolo: “Non è tutto oro quello che luccica”, e l’idea del “gioiello” di carta iniziava a materializzarsi.

Quell’articolo attirò in seguito l’attenzione di giornalisti e curatori di mostre. Non sapevo dell’esistenza del gioiello contemporaneo ma lo scoprii presto grazie ad un’amica che mi chiamò per la partecipazione ad una mostra alla Triennale Design Museum nel 2009, proprio sui “Gioielli di carta”, a cui parteciparono oltre sessanta designers provenienti da tutto il mondo. Poi arrivò lo Schmuck (che in tedesco vuol dire gioiello) a Monaco di Baviera, una mostra dedicata al gioiello contemporaneo. Ebbi la fortuna di conoscere i maestri orafi della tradizionale scuola orafa di Padova, che anche loro contribuirono al consolidamento dell’idea.

Come interpreta il livello qualitativo che ci si aspetta da un Made in Italy? E rispetto alle aspettative del pubblico?
Quando voglio comprare qualcosa per me, vado a cercare sempre e solo esclusivamente l’oggetto di artigianato Made in Italy. L’artigianato Italiano è straordinario perché ha una cura del particolare che difficilmente si trova in altri paesi o meglio, si trova, ma non come in Italia, dove forse anche grazie alla sua storia siamo portati a dare attenzione al dettaglio, siamo portati a prenderci cura in modo quasi maniacale del prodotto e a renderlo unico.

La sua prima collezione? Cosa ha provato, cosa ha capito, che reazioni ha avuto il suo primo pubblico? Ci racconti qualche aneddoto
Qualcosa di straordinario è successo a seguito di un evento accaduto nella mia vita che ha segnato un punto di svolta. Ho trascorso un lungo periodo di riflessione che mi ha aiutato a riscoprire la creatività, e sono ripartita proprio da lì. Inizialmente sperimentavo, qualsiasi cosa, filati, idee, disegni, costruivo, creavo con la carta.
La mia prima collezione nacque nel preciso momento in cui mi resi conto della mia rinascita. Gran parte degli eventi della mia vita mi sono capitati senza cercarli, qualcosa mi è sempre arrivato, come nel 2004 quando entrai nel negozio di Fabriano, in pieno centro a Milano, per comprare alcune cose.
In quel negozio feci la mia prima esposizione, un’emozione pazzesca, non credevo di vedere così tanta gente e di ricevere così tanto plauso, un quaderno pieno di firme, di commenti, di complimenti e contatti. Ecco, lì iniziai veramente a rendermi conto delle mie capacità e potenzialità.

Le sue collezioni hanno "bucato" immediatamente?
Non sono mai stata rifiutata. Quando presentavo la mia domanda di ammissione a call di esposizioni importanti inviavo 5 foto dei miei 5 pezzi di punta e venivo subito ammessa. Le collezioni erano sempre pensate accuratamente ed è forse proprio per questo che hanno sempre “bucato”.

Dove e come ha imparato.
Da piccolina, con la mamma facevo tante cose con la carta, anche lei aveva questa passione. Creare, questa parola mi ha sempre accompagnato ed è sempre stato il verbo della mia esistenza. Per questo scelsi di fare la grafica, ma non utilizzando software, la grafica manuale, quella che si faceva una volta, quella che necessita di preziosi alleati quali la carta, i colori, le matite, la colla, le forbici.

Sentivo quindi l’esigenza di percorrere questa strada e per questo scelsi di frequentare lo IED. Lavorai per 3 anni in Nuova ERI, casa editrice della RAI, prima per la rivista mensile femminile Moda, poi passai alla rivista King, il corrispettivo al maschile di Moda. Ma mi rendevo conto che il computer mi toglieva energia e dovevo assolutamente tornare alla carta.
Avevo già esperienza di legatoria, cartonage, origami, lampade, marmorizzazione, tutto ciò che aveva a che fare con la tecnica cartacea. In quel periodo frequentavo Paper Factory, lo studio di Milano di Luisa Canovi, dove si facevano laboratori di origami, sculture in carta e scenografie e lì imparai la tecnica del Quilling e delle perline di carta.

Dietro alle mie creazioni c’è sempre uno studio, un progetto, un design, uno schema mentale. Sono una visionaria, le mie creazioni le vedo realizzate ancor prima di lavorarle.

Perché una donna dovrebbe scegliere i suoi paper jewels?
Il gioiello di carta è fatto a mano con amore e questo arriva alle donne che lo scelgono, comprano la mia passione, che è evidente. Si sentono belle e stanno bene. Mi ritorna sempre una grande gioia. Chi lo indossa poi ritorna da me e mi racconta del gioiello e grazie a questo ritorno ho potuto costruire nel tempo relazioni solide e durature con tutte le mie clienti.

A Villa Necchi Campiglio, una dimora storica di Milano, dove esponevo alla mostra “Manualmente Carta” feci uno degli incontri più interessanti. Questo incontro mi aprì le porte al Museo del gioiello di Vicenza dove ebbi l’occasione di esporre la mia spilla “Abbracciamoci” di fianco ad un gioiello di Bulgari.
Sull’etichetta di presentazione c’era questa scritta: Non è importante il materiale quanto l’unicità del gioiello, anche se fatto in materiale povero.

Cosa rappresenta l'ecosostenibilità ai fini delle sue collezioni?
Da sempre molto attenta all’ambiente, il cartoncino ondulato, che uso per la creazione delle mie collezioni, è riciclato e riciclabile.

Come vive la sua vita di donna imprenditrice in Italia, che messaggio da ai giovani talenti?
Non mi sento donna imprenditrice, il mio lavoro in effetti non è tanto finalizzato al guadagno quanto al desiderio di veicolare la mia passione, il mio lavoro, la mia ricerca, la mia curiosità, tutte cose che mi hanno portato a creare oggetti che piacciono. Un lavoro per passione, quindi non posso fare altro che invitare i giovani talenti a metterci passione in quello che fanno perché è l’unica cosa che veramente soddisfa più di ogni altra, sapere che quello che abbiamo creato con la nostra passione viene apprezzato e quindi anche divulgato.

Cosa ne pensa del progetto labishop, di un negozio online dedicato ai soli laboratori di eccellenza Italiani, una rete di proposte che si pongono in alternativa ai grandi brand delle multinazionali.
Forza, forza, forza! Crederci fino in fondo e mettercela tutta. Una preziosa mano al Made in Italy.

 

Aprile 2021 - Intervista rilasciata a Laboratori Italiani per la rubrica Storie Made in Italy.

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