MADE IN ITALY

Il Made in Tuscany dei Fratelli Talli

Il Made in Tuscany dei Fratelli Talli, un’azienda degna rappresentante del Made in Italy con le sue radici nel territorio Toscano, la culla del cappello di feltro e del cappello di paglia, tipiche lavorazioni della zona.

Mario Talli ci racconta come è nata l’azienda centenaria, fondata dal nonno. Dal cappello di feltro al cachemire rigenerato sotto l’attenta direzione “polifonica” di una grande famiglia.

 

1 Quali sono i valori aziendali tramandati di generazione in generazione che ancora oggi guidano le scelte e decisioni aziendali?

Quella attuale è la terza generazione. Mio nonno con suo fratello diede inizio alla filiera, successivamente passarono alla conduzione mio padre e suo cugino, infine io con mio fratello e il cugino di mio padre che ancora prosegue nel dare il suo supporto.

In un elenco telefonico degli anni 20 abbiamo trovato il numero dell’azienda Fratelli Talli, quindi si presuppone sia una longeva centenaria. Il mio bisnonno morì giovanissimo all’età di 37 anni e i suoi figli, mio nonno e i suoi fratelli, dovettero da subito rimboccarsi le maniche per pensare al mantenimento della famiglia. Iniziarono a lavorare nella zona di Signa, famosa per il cappello di feltro ma soprattutto per il cappello di paglia fiorentina che nasce proprio qui, a Signa. In quei tempi c’erano le trecciaiole occupate nella lavorazione dei cappelli di paglia, intrecciando i lunghi filamenti a mo’ di spirale, ma si lavorava anche il cappello di feltro, anch’esso degno di nota.

Il passaggio delle generazioni crea automaticamente valore, e in questo caso si compie nella trasmissione dell’artigianalità. Nella nostra azienda facciamo tutto noi, Made in Tuscany, più che Made in Italy, questo è il nostro marchio. Si scelgono solo filati italiani, che fanno la differenza quando si parla di qualità. Certo con il passare degli anni sono stati introdotti, a supporto della lavorazione artigianale, macchinari capaci in certi casi di sostituire il lavorato a mano ma per coadiuvarli, e per fare in modo che la lavorazione non perda nel risultato, è necessario il supporto di personale formato per il loro utilizzo.

L’altro valore che accomuna tutta la famiglia è senz’altro l’onestà e quando parlo di famiglia si intende la totalità delle persone che lavorano per Talli, famigliari e non.


2  Negli anni 40 e 50 il cappello aveva una valenza particolare, quasi un obbligo indossarlo. Come vede oggi il cappello tra gli accessori maschili o femminili?

Sì per secoli il cappello è stato infatti il distintivo della funzione, del grado, della dignità e dell’autorevolezza dell’uomo. Il cappello prima era indumento necessario, senza il quale nessuno usciva. Mio nonno indossava il suo borsalino anche per andare a fare la spesa, in qualsiasi tessuto purché formato.

Oggi il cappello formato lo si usa solo in occasioni particolari, per cerimonie o se la moda lo impone, e vanno soprattutto i cappelli di feltro. D’inverno lo si usa per ripararsi dal freddo e la scelta ricade soprattutto sul berretto di lana. Ce ne sono per tutti i gusti, con applicazioni di pelliccia o finta pelliccia, con decorazioni, applicazioni e così via.  Per la produzione di cappelli ci atteniamo ai dettami della moda quindi tutto dipende dalla richiesta. Se cappello di lana, si fa tutto il coordinato, sciarpa, guanto e manicotto. Bisogna produrre tutto in linea.

 

3 Molto interessante la vostra scelta di produrre capi in cashmere rigenerato, potremo definirlo il nuovo lusso nell'economia circolare. Ci racconta come siete arrivati a questa decisione e quanto è legata ai valori aziendali di cui parlavamo prima?

Il cachemire rigenerato ha avuto un grande boom proprio quest’anno e non solo il cachemire, è la nuova tendenza in linea con la sostenibilità ambientale. A gennaio è stato protagonista assoluto di quasi tutte le passerelle. Noi lo utilizziamo da 4 anni, il tutto ha avuto inizio dalla nostra predisposizione di attenzione all’ambiente. Come ogni anno valutiamo i campionari e ciò che viene proposto. Anni fa ci venne proposto da un’importante azienda. Lì per lì fui abbastanza interessato, anche perché alla fine aveva un costo ridotto rispetto al cachemire nuovo. Ma quando iniziai con la produzione notai subito che la richiesta aumentava e che collimava con l’esigenza del green e dell’ecosostenibile. 

4 Il cashmere rigenerato può essere considerato equivalente al cashmere tradizionale dal punto di vista della qualità e virtù della materia? Ci racconta il processo di rigenerazione del cashmere? Quale legame con l’ambiente?

Il consumatore non lo riconosce perché non ha la conoscenza e le capacità per evidenziare una eventuale differenza tra le due tipologie. Per esempio noi abbiano tipologie di filati nuovi, composti dal 10% di cachemire e dal 90 % di lana ultrafine, quasi paragonabile al cachemire. Alla fine conta il micronaggio dello spessore del filo. Più il numero di micron sarà basso più la fibra sarà fine e morbida al tatto. Queste maglie sono talmente vicine alla fibra del cachemire che si possono confondere. Il costo più elevato del cachemire è dovuto alla qualità ma soprattutto alla cura e all’attenzione prestata durante la produzione. Molto importante ridurre al minimo gli scarti di cachemire considerando il loro valore, per questo il passaggio delle macchine richiede una particolare attenzione da parte degli operatori.

 

Il cachemire rigenerato si ottiene dalla rigenerazione della fibra di cachemire proveniente da scarti di vestiti di cachemire che vengono trattati per essere rigenerati. Rispetto alle altre fibre il cachemire è di qualità superiore, non per esempio come il cotone che in origine veniva impiegato per la produzione di stracci.

Lo scarto viene selezionato per colore e qualità, deve essere cachemire puro al 100%. Viene successivamente macinato e riportato a fibra, durante questa lavorazione la lunghezza della fibra si accorcia e si spezza, se il filo in origine era 5 cm dopo la lavorazione può ridursi a 2 cm. Questo rende difficile la successiva lavorazione. Una volta prodotto il capo subentrano l’attenta ispezione e impronta artigiana per il controllo del prodotto finito.

Si ricicla il materiale già consumato e si riproduce un capo nuovo. Il tutto si traduce in notevole risparmio di emissioni di co2, di acqua e di energia. Si riduce l’impatto ambientale e si evitano montagne di scarti perché vengono riutilizzati.

 

5 Perché una donna dovrebbe scegliere ed indossare un poncho Talli?

Se compra da noi sicuramente compra qualcosa di qualitativamente elevato, compra un prodotto con il miglior rapporto qualità prezzo, non essendo un prodotto di marca, paga l’essenza e la qualità del prodotto, esclusi quindi i costi promozionali che un brand di marca deve affrontare.

 

Sicuramente compra un prodotto alla moda, noi siamo totalmente allineati alle tendenze, e un prodotto completamente Made in Italy a partire dai filati, anzi, Made in Tuscany. Un nostro cliente Messicano ci faceva mettere il cartellino “prodotto in Toscana”, sui capi acquistati da noi. Il controllo della lavorazione la facciamo noi personalmente, quindi parliamo di un prodotto garantito. Inoltre non abbiamo mai registrato ritorni di merce difettata e questa cosa è sinonimo di qualità. Il cliente va a colpo sicuro.

 

6 Perchè gli Italiani dovrebbero affidarsi e comprare il Made in Italy

Perché il made in Italy è garanzia di serietà e qualità. Quando vado per negozi, vedo, compro e controllo la composizione del prodotto. La differenza tra un prodotto made in Italy e un altro prodotto, si vede. Non che gli altri non siano in grado, ma quello che vendiamo noi non può essere concorrenziale rispetto al prezzo di una produzione estera. La differenza sta proprio nella qualità. La lavorazione conta, la precisione, l’attenzione al dettaglio, il trattamento del tessuto, tutte cose fondamentali che hanno un prezzo. Paghi di più per un Made in Italy, ma ottieni qualità e quindi durevolezza.

 

Cosa ne pensa del progetto Labishop, di un negozio on line alla moda e dedicato ai soli laboratori di eccellenza italiani, una rete di proposte che si pongono in alternativa ai grandi brand delle multinazionali 

Penso che sia legittima difesa per il prodotto italiano. Labishop è un progetto utile per cercare di coinvolgere gli italiani stessi nell’acquisto di qualità. Questa informazione deve far capire al consumatore finale cosa va a comprare. Comprare un oggetto che vale di più, alla fine non dispiace alla gente.

 

Maggio 2021 - Intervista rilasciata a Laboratori Italiani per la rubrica Storie Made in Italy.

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