Made in Italy

Solido, vegan, biologico, ecosostenibile, amico della natura, la nuova definizione di cosmetico, una risposta ecologica al consumatore finale

Solido, vegan, biologico, ecosostenibile, amico della natura, la nuova definizione di cosmetico, una risposta ecologica al consumatore finale

 Il cosmetico solido non è una saponetta e contiene tutti gli ingredienti di un cosmetico. Abbiamo chiesto ad Angelita della Bella, Laboratoires Bewell per Veg-up, di aiutarci a capire quali sono le differenze e come contestualizzarlo in una quotidianità che sempre di più ci avvicina ad un mondo più etico, pulito ed ecosostenibile.

Perché “il cosmetico solido” e quali sono i vantaggi per chi li utilizza?

Il cosmetico solido è la nuova tendenza ma non rientra ancora nella mentalità dell’utente tradizionale. Non tutti lo conoscono, infatti solo una piccola percentuale di nicchia lo richiede, il consumatore tradizionale va invece educato all’utilizzo ma se vogliamo un mondo più ecologico e pulito questa è la strada giusta da percorrere.

 Laboratoires Bewell segue questa filosofia da anni e per soddisfare la richiesta di questa piccola nicchia, che rappresenta una tipologia di consumatori molto esigenti, deve fare upgrade continui ed essere sempre aggiornata.

 Il cosmetico solido è pronto all’uso, non è necessario metterlo in un flacone. Prodotto e packaging vivono in simbiosi, e il packaging è un vero packaging o meglio un “packaging vero”, ecosostenibile e amico della natura, come il prodotto che lo contiene. 

 Veg-up è un prodotto dalla formulazione innovativa, non è una saponetta, non contiene soda caustica, senza acqua e non saponificabile. Una ricetta cosmetica affascinante, un’emulsione cucinata con fusione di burri, oli e principi attivi, colata in appositi stampini e refrigerata, ed ecco il cosmetico solido Veg-up, un cosmetico con performance eccellenti.

Una produzione fatta di piccoli dettagli, ma di grande sostanza.

Allo studio ci sono già altri tipi di soluzioni ancora più ecologiche, ancora più performanti con impatto ambientale sempre minore, come il prodotto semisolido e il detergente in polvere.

 Le confezioni minimaliste ed in linea con la ecosostenibilità, di che materiali sono fatti?

Il cosmetico solido viene confezionato in cartoncini ma se fluido, viscoso o crema gel, si predilige il PET riciclato, l’rPET, (un packaging sempre più apprezzato quale materia prima pura proveniente dal ciclo delle bottiglie, riciclato e riciclabile), oppure vetro o alluminio.

In un packaging deve esserci la ricerca del giusto equilibrio tra performance, stabilità del prodotto, ecosostenibilità, e moltissimi altri elementi. La tendenza è quella di andare sempre di più nella direzione negozi “zero waste” dove si acquista il prodotto pronto all’uso e senza alcun imballaggio.

La formulazione di cosmetici solidi presenta dei limiti rispetto alle emulsioni?

Nessun limite, si tratta solo di cambiare la ricetta e le impostazioni di produzione, per il resto rimane tutto uguale.

Cosa risponde a chi dice che il cosmetico protetto da un vasetto è più igienico dal punto di vista della contaminazione batterica?

Si tratta di un parere. Per regolamento Europeo non possiamo permetterci contaminazioni, la cosa importante è la scelta del packaging che deve proteggere un prodotto dalle contaminazioni, deve essere scelto con cura e anche essere il linea con il prodotto stesso.  Il cosmetico solido è inerte, non può essere contaminato e la carta o la scatolina che lo contiene lo protegge completamente dalle contaminazioni ma è giusto che il prodotto all’interno del packaging, “respiri”.

Oggi i cosmetici solidi sono una realtà, ma lei è una pioniera su questo argomento, cosa l’ha spinta verso questa soluzione e quali sono state le prime reazioni delle consumatrici quando non c’era ancora tutta questa attenzione alla sostenibilità?

Ispirazione. Siamo nel settore dal 2007 e la nostra filosofia, ma anche responsabilità, è quella di dare una risposta ecologica al consumatore. Siamo stati pionieri del prodotto ecologico. Le estetiste in quegli anni utilizzavano cosmetici dalla formulazione chimica imbarazzante, c’era la rincorsa al macchinario più esclusivo, al principio attivo sempre più chimico per veicolare meglio il prodotto,  quando abbiamo iniziato a proporre una risposta completamente discordante ci prendevano per matti perché quella era la mentalità di tendenza, quindi è stato molto difficile penetrare una mentalità di sbarramento.

Dobbiamo veramente credere in un mondo migliore e volere lasciare un mondo più pulito. Contrastare le contraddizioni e scegliere di cambiare le proprie abitudini è un forte segnale di innovazione e intelligenza.

A volte le soluzioni vegane presentano delle zone d’ombra. Perché Veg-up riflette a pieno il rigoroso criterio di prodotto vegano?

Vegan è un riassunto della nostra filosofia, basso impatto ambientale, non essere crudeli nei confronti degli animali, non inquinare. La filosofia vegan significa coerenza e la coerenza mette tutti gli elementi sull’attenti. Dall’utilizzo delle materie prime al packaging. Non ci possiamo certo permettere di utilizzare un packaging cinese, ma non perché il packaging cinese è brutto, ma semplicemente perché fa il giro del mondo e nel frattempo inquina e viene inquinato.

Tutto viene prodotto a kilometro zero. Il costo è certamente più elevato ma il ritorno in qualità è assicurato. Basti pensare alla composizione di uno dei nostri scrub, trituriamo una per una le mandorline che si trovano nell’emulsione. L’alternativa per produrre prodotti ecofriendly c’è ma non appartiene alla mentalità industriale delle grandi aziende. La nostra virtù è quella di essere un piccolo laboratorio non una produzione industriale.

 Come vive la sua vita di donna imprenditrice in Italia, che messaggio da ai giovani talenti?

In Italia c’è tanto da fare e posto per tutti. Il consiglio è quello di aiutare il mercato del bio a scremare tutta questa confusione che gira attorno al reparto alimentare e cosmetica. I dati parlano, il mercato è in crescita a livello mondiale

 Perché gli italiani dovrebbero affidarsi e comprare il made in Italy

Perché deve acquistare a kilometro zero per avere un mondo meno inquinato e più pulito. Inoltre il mercato Italiano è apprezzato in tutto il mondo per le sue eccellenze, perché noi dovremmo prediligere un mercato straniero? senza nulla togliere ovviamente. In questo momento particolare dobbiamo prediligere più che mai il kilometro zero, è importante per incentivare le aziende Italiane a ripartire.

 Cosa ne pensa del progetto labishop, di un negozio online dedicato ai soli laboratori di eccellenza Italiani, una rete di proposte che si pongono in alternativa ai grandi brand delle multinazionali.

Non posso che essere favorevole, un grande aiuto per le aziende Italiane che può fare chiarezza al consumatore e fare conoscere meglio alcune eccellenze del Made in Italy, che faticano molto a farsi notare.

 

Aprile 2021 - Intervista rilasciata a Laboratori Italiani per la rubrica Storie Made in Italy.

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